In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è al centro delle politiche industriali e delle strategie di innovazione, il polietilene – una delle materie plastiche più prodotte e utilizzate al mondo – si trova a un punto di svolta cruciale. Tradizionalmente associato a imballaggi monouso e a prodotti di largo consumo, questo materiale sta progressivamente assumendo un nuovo ruolo da protagonista nella transizione ecologica.
Grazie ai progressi nella chimica dei materiali, nella tecnologia del riciclo e nella produzione da fonti rinnovabili, il polietilene si sta trasformando in un alleato strategico per l’economia circolare. Oggi è possibile ottenere PE da materie prime bio-based, riducendo la dipendenza da fonti fossili e abbattendo l’impronta di carbonio lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
Parallelamente, l’evoluzione dei sistemi di riciclo meccanico e chimico consente di reintrodurre il materiale nei cicli produttivi con prestazioni sempre più elevate, anche in applicazioni tecniche. In questo scenario, la tracciabilità del materiale – supportata da tecnologie digitali e certificazioni di filiera – diventa un elemento chiave per garantire trasparenza, qualità e conformità normativa.
Il polietilene, dunque, non è più solo un materiale economico e versatile: è sempre più spesso una scelta consapevole, capace di coniugare prestazioni tecniche, durabilità e responsabilità ambientale. La sfida per l’industria e per gli enti di certificazione sarà quella di accompagnare questa trasformazione con strumenti di valutazione aggiornati, standard condivisi e percorsi di qualifica che valorizzino l’innovazione sostenibile.
Il Problema e le Opportunità
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, meno del 30% dei rifiuti plastici europei viene effettivamente riciclato. Tuttavia, il polietilene, grazie alla sua struttura chimica relativamente semplice, si presta meglio di altri polimeri a processi di recupero e riutilizzo.
Le innovazioni più rilevanti includono:
- Riciclo meccanico avanzato con separazione ottica e decontaminazione;
- Riciclo chimico (pirolisi e depolimerizzazione) per rigenerare materia prima vergine;
- PE bio-based derivato da fonti vegetali come canna da zucchero e scarti agricoli.
In ciascuna di queste filiere, la certificazione rappresenta una garanzia di affidabilità, sia per il consumatore sia per gli operatori della supply chain.
Gli enti terzi si occupando di verificare:
- l’origine delle materie prime;
- il contenuto minimo di materiale riciclato;
- il bilancio ambientale – carbon footprint;
- le prestazioni tecniche equivalenti al PE tradizionale.
Certificazione e Controlli: Il Ruolo degli Enti Terzi
Enti come ITEC supportano le imprese nella validazione di processi innovativi, eseguendo test su:
- Compatibilità del materiale con l’applicazione finale;
- Conformità ai regolamenti europei e nazionali;
- Etichettatura ambientale (Ecolabel, Plastica Seconda Vita, etc.).
In un contesto normativo in rapida evoluzione, la certificazione ambientale si afferma come un asset strategico per la competitività delle imprese. Adottare standard trasparenti e verificabili – come ISO 14067(carbon footprint di prodotto), UNI 10667 (materie plastiche da riciclo) e ReMade in Italy (contenuto di materiale riciclato) – non solo consente di dimostrare l’impegno verso la sostenibilità, ma offre anche vantaggi concreti in termini di accesso agli appalti pubblici, agevolazioni fiscali e finanziamenti europei.
Inoltre, la certificazione ambientale contribuisce a rafforzare la reputazione aziendale, a migliorare la gestione del rischio e a rispondere in modo proattivo alle richieste di trasparenza ambientale provenienti da clienti, investitori e stakeholder istituzionali.
Il Caso del Packaging Alimentare
Una delle sfide più complesse riguarda l’impiego di polietilene riciclato nel settore alimentare, dove la conformità ai requisiti di sicurezza è particolarmente stringente. Il Regolamento MOCA (UE) 2025/351, recentemente entrato in vigore, impone criteri rigorosi per l’utilizzo di materiali plastici riciclati a contatto con alimenti, richiedendo un elevato grado di purezza, tracciabilità lungo tutta la filiera e controlli accurati sui processi di riciclo.
In particolare, il regolamento prevede l’obbligo di dichiarazione di conformità, la limitazione delle sostanze aggiunte non intenzionalmente (NIAS) e l’allineamento con il Regolamento REACH per la gestione delle sostanze a composizione sconosciuta o variabile. Questi requisiti rendono fondamentale il ruolo degli enti di certificazione, chiamati a verificare la sicurezza e la conformità dei materiali destinati al contatto alimentare.
Il Regolamento MOCA (UE) 2025/351 prevede, inoltre, che l’ottenimento di un’autorizzazione all’uso del riciclato richiede:
- Prove di migrazione;
- Analisi delle sostanze volatili e dei contaminanti;
- Certificazioni di processo controllato.
Molte aziende hanno già ottenuto certificazioni ITEC o similari per garantire ai consumatori imballaggi sicuri e sostenibili, mantenendo elevate le prestazioni di barriera, trasparenza e flessibilità.
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